giovedì, 06 marzo 2008

COME UNA FARFALLA

Butterfly

Le cose succedono per due motivi: o perché le facciamo succedere noi, o perché le fa succedere qualcun altro. Naturalmente, spesso ci fa comodo attribuirle al Caso, ma il Caso mica esiste: il Caso non è altro che un concorso di circostanze, alcune deliberate e altre meno, nelle quali, con pazienza, è sempre possibile identificare le responsabilità di qualcuno. Anche gli eventi naturali sono prodotti da qualcosa, da meccanismi messi in moto da qualcuno: uno sciatore scriteriato può innescare una slavina, un disboscamento speculativo può causare uno smottamento, un esperimento nucleare può determinare crolli sotterranei e quindi terremoti. Una farfalla batte le ali a Samarcanda, e a Caracas un maestro elementare si becca un raffreddore sull'autobus che lo porta a scuola. Insomma, circa.
Però ho notato che le cose succedono con una velocità e una varietà inversamente proporzionali all'età del soggetto. Le cose succedono più spesso e sono più significative quanto più si è giovani; poi a una certa età rallentano, o smettono.
A me ne succedevano tante, me lo ricordo. A periodi, era arduo starci dietro, per farlo ero sempre di corsa e dormivo poco per non dimenticarle. Certi giorni, erano talmente incalzanti che la sera mi ritrovavo a piangerci sopra dalla stanchezza.
Adesso invece chissà dove sono andate. Per succedere, le cose, succedono; ma succedono più agli altri che a me. Eppure mi pare di non avere mai smesso di mettercela tutta per farle succedere, ma si vede che non basta più, non come una volta. E' come se le cose che mi succedono, ormai sempre meno e sempre più insignificanti, fossero solo quelle che faccio succedere io stessa; è come se gli altri non mi vedessero neanche, o si fossero dimenticati di me, di mandarmi le conseguenze delle loro azioni perché diventino cause che mi riguardano, di intervenire - anche da Samarcanda o da Caracas - per portare novità e cambiamenti nella mia vita.
Ogni mattina mi alzo e mi dico: "Oggi faccio succedere qualcosa. Ma cosa?".
E mi metto anche io a battere le ali, come quella farfalla.

postato da: bucciadimela alle ore marzo 06, 2008 19:13 | Permalink | commenti
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mercoledì, 14 giugno 2006

BEATO CHI CI CREDE

Uau, secondo Brozsny, oggi le stelle sono con me. Guardate un po' cosa prevedono e caldamente suggeriscono agli Acquari:

Per quanto riguarda le autorità astrologiche, hai il permesso di non presentarti al lavoro. Non posso dirti se questa autorizzazione conterà qualcosa per il tuo capo o i tuoi dipendenti. Ma il fatto cosmico puro e semplice è che nei prossimi giorni dovresti fare il possibile per ridurre le responsabilità, seguire i tuoi capricci e indulgere a dolci piaceri che non riflettono in alcun modo il freddo, crudele mondo del lavoro. È arrivato il momento di vagare in un campo di fiori selvatici e di dare la caccia alle farfalle. O qualcosa di simile.

Che faccio, ci credo? Ora ci provo, eh. Se non torno, sapete dove trovarmi: in un campo di fiori selvatici, occupatissima a inseguire farfalle (che però mi guarderò bene dal catturare).
Buona giornata a voi.

postato da: bucciadimela alle ore giugno 14, 2006 08:57 | Permalink | commenti (5)
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venerdì, 09 giugno 2006

VENERDI'  PESCE

No, non l'ho preparato io: è un piatto di frittura di scampi e moleche dalla leggerezza e sapidità sublimi, come lo si può trovare solo nel mio ristorante preferito di Venezia. Perché oggi è lì che ho passato la giornata: pura evasione, e sacrosanta. Clima giusto, itinerari appartati, nessuna fretta: insomma, una botta di relax, per disintossicarmi dallo stress prolungato delle ultime settimane. Ma che dico settimane: mesi. Una giornata non basta, ma aiuta, se non altro a recuperare un minimo di di fiducia e di senso della realtà.


Al ritorno, i miei gatti hanno riconosciuto il rumore della macchina e si sono fatti sul cancello per accogliermi, mentre il cane, sul retro, si è messo a saltare di gioia come se non mi vedesse da Natale. Poco dopo è rientrata anche la figlia laureanda con le copie della tesi fresche di rilegatura: una goduria toccare e annusare quelle copertine color crema con il suo nome e il logo dell'Università. Infine, nella posta ho trovato alcune belle notizie che hanno contribuito a rinfrancarmi, a farmi intravedere migliore il domani.
Già, domani. Domani espierò con mocio, folletto, lavatrici, fornelli e ferro da stiro, ma forse ripartirò con un po' più di carica. Ora doccia e nanna, come reclamano le mie caviglie, che oggi hanno dato il massimo dato che, quando torno nella mia città, disdegno meticolosamente qualsivoglia mezzo di trasporto e me la giro in lungo e in largo sempre e solo a piedi. Avete un'idea di quanti giapponesi riescono a stiparsi su un vaporetto? E se rimane ancora posto, ci pensano i tedeschi, i francesi, i polacchi e perfino gli italiani. E allora, in quella calca, schiacciare una buccia come me è un attimo.
Dunque, buonanotte.
E buon domani.

postato da: bucciadimela alle ore giugno 09, 2006 22:37 | Permalink | commenti (10)
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mercoledì, 07 giugno 2006
DUE FUNERALI
E NESSUN MATRIMONIO

Ma il bilancio è ancora provvisorio.
In questi giorni (e soprattutto notti) passati prevalentemente a vegliare in ospedale, non ho dormito quasi nulla ma ho pensato parecchio. A cose belle, quando ho potuto. Come la scrittura. Come le storie che ho dentro e che solo io posso far uscire. Quelle storie che costituiscono il mio mondo interiore e quindi la mia identità, e non è poco.
Ma la cosa più intelligente, profonda e originale che ho pensato (dovevano essere le tre e rotti di mattina, avevo la testa che galleggiava, lo stomaco vuoto e i piedi freddi) è questa: mi piace immaginare che, dopo la morte, i buddisti andranno nell'aldilà di Buddah, i musulmani nell'aldilà di Allah, gli induisti nell'aldilà di Brahama, i cattolici nell'aldilà di Dio e chi non crede in niente non andrà da nessuna parte. E così saremo tutti contenti e così sia.
 
Cambiando discorso, voi come state?
Io, tranquilli, sto risalendo la china. Ho dei programmini riabilitativi che dovrebbero aiutarmi. Del tipo:
1) discutere con l'editore la copertina del libro e soprattutto averla vinta io, che so cosa voglio (e lui brancola)
2) trovarmi un'altra colf, perché ho perso sia la mia titolare (l'impagabile rumena) che la sua sostituta
3) comprarmi una borsa per l'estate, capiente e colorata, magari con perline e fiori e cazzeruoline varie stile anni '70, i migliori della nostra vita
4) inventare un menu di compleanno per venerdì, e sarà, secondo la tradizione, un tripudio di crostacei con l'acuto finale di un semifreddo al limone
5) prenotare la parrucchiera in tempo per essere bellissima e giovanissima il giorno della laurea della mia bambina color caffè
6) procurarmi il biglietto per il concerto vivaldiano dei Solisti Veneti diretti da Scimone il 17 prossimo (interessa a qualcuno? A Piazzola sul Brenta - PD - nella Villa Contarini, antica dimora veneta di grande bellezza e splendida acustica, a 5 minuti da casa mia. Se qualcuno è in zona, mi faccia un fischio, eh)
7) scrivere storie inventate che nascano pure da quelle vere che ho vissuto in questi giorni, ma che le esorcizzino; insomma, scrivere per purificare
8) recuperare alcuni chili di peso persi per strada (chi ne ha d'avanzo si faccia pure sotto, io sto a 42 e sarebbero pochini)
9) dormire dormire dormire
 
A proposito, buonanotte.
Ma prima, GRAZIE a tutti: ho avuto prove di interessamento e di preoccupazione da molti di voi sia qui che in privato. La rete che ci permette di comunicare non è intessuta solo di chiacchiere ma di inesplicabili affetti che riescono a varcare la soglia della virtualità. Grazie per esserci stati e per esserci: è bello tornare a casa.
 
la vostra Chiara
ps: on air, J.S.Bach: Contrapunctus
postato da: bucciadimela alle ore giugno 07, 2006 22:06 | Permalink | commenti (2)
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venerdì, 19 maggio 2006

DI MATTINA PRESTO

Mi alzo presto, prima delle sei. Scendo pianissimo, per non svegliare nessuno, per lasciarli dormire più a lungo possibile e poter tenere solo per me la libertà di questa ora silenziosa e feconda, l'unica che mi appartiene veramente.
Accendo nell'ordine la macchina del caffè e il computer; riempio le ciotole dei gatti che mi aspettano mattinieri sullo zerbino; esco da loro, li conto (sì, anche oggi ci sono tutti), li saluto, mi salutano, gli do la pappa, la mangiano, stiamo tutti bene. Faccio due passi in giardino, sull'erba umida. C'è da controllare la crescita delle rose, che quest'anno mi danno qualche pensiero. C'è da vedere a che punto è la fioritura dei gelsomini, del caprifoglio, della spirea, del filadelfo, dei gerani, delle piante grasse. C'è da contare i danni, sulle mie piantine officinali, delle lumache notturne, e c'è anche da scansarle mentre, all'arrivo del sole, migrano lentissime attraverso il prato per tornare nella penombra umida della siepe.
Entro domenica devo correggere oltre duecento pagine di bozze, che l'editore rivuole indietro al più presto. Dopo quasi un anno di rinvii, siamo alle soglie della pubblicazione: il primo dei miei romanzi.
Mi siedo qui, all'aperto, con i fogli e una biro rossa; leggo parola per parola, virgola per virgola. Emozione. Ansia. E' un'esperienza surreale, un sogno di tanti anni fa che adesso, davvero, si sta realizzando.
E devo sfruttare questi pochi quarti d'ora del mattino presto, l'ora migliore, prima che vengano a invadermi la mente i pensieri del quotidiano e mi portino via, tanti e oppressivi come sono in questo periodo.
Tra poco sentirò aprirsi la prima imposta di sopra, e sarà la fine della mia ora d'aria. Ho ancora pochi minuti per restare in compagnia dei miei personaggi e di me stessa, che ho messo qualcosa di me in ciascuno di loro. Ma so che mi aspetteranno. Senza di me - e io senza di loro - sono persi.

Buona giornata a tutti.

postato da: bucciadimela alle ore maggio 19, 2006 07:14 | Permalink | commenti (9)
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mercoledì, 05 aprile 2006

L'IMPRESCINDIBILE SUPERFLUO

Un caffè forte e amaro la mattina
e la sua buona sigaretta dopo;
un goccio d'olio sui cardini alla porta
che non svegli chi dorme più di me;
che profumi al limone la cucina
brillino i piatti le caraffe i vetri;
sfornare il pane per la colazione
in tempo per chi esce e ha ancora sonno;
sole in terrazza per il mio bucato
che asciughi in fretta nell'odor di marsiglia;
cera d'api e la polvere va via
dal piano liscio della scrivania;
cadano dritte e senza false pieghe
le tende bianche dietro le persiane;
sui davanzali salvia e rosmarino
giacinti e crochi e fiori
di cactus sorprendenti;
un anno in più al mio vecchio rosaio
che ne ha visti di afidi e lumache;
il sale giusto nell'acqua che ribolle
ed il basilico sopra il pomodoro;
che torni il gatto puntuale per la cena
e non manchi la tua mail nella mia posta
la sera, se mi sento sola,
prima di andare a letto con un libro
che sappia farmi traghettar la notte.
postato da: bucciadimela alle ore aprile 05, 2006 09:16 | Permalink | commenti (2)
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martedì, 07 marzo 2006

CAPE COD MORNING

Passa a trovarmi.
Passa una sera di nevischio, e ti offrirò un tè bollente, e lo berremo a occhi socchiusi mentre farò asciugare il tuo cappotto vicino al fuoco.
Oppure un mezzogiorno d'aprile e di campane, e i panni stesi nell'orto profumeranno di marsiglia e rosmarino e metterò un quadrifoglio tra le pagine del tuo libro.
Non prepararmi discorsi d'amore, che è cosa fragile e potrebbe cadermi dalle mani, e poi non serve: se c'è, l'amore, lo riconoscerò ugualmente dalle pieghe del tuo viso e lo distillerò dal non detto.
Parlami invece di te, di dove sei stato; non per sapere il nome dei tuoi viaggi, ma cosa ne hai portato. Non curarti della mia curiosità: non sono avventure che aspetto di sentire, ma i colori delle città e i segni che ne hai raccolto. Citami, anche distrattamente, l'angolo di una strada o la panchina di un parco o il muro di una fabbrica o un molo nel porto; e io da questi indizi risognerò tutti i tuoi passi, e le distanze e le nostalgie e ogni colpo che ti ha battuto il cuore.
Passa a trovarmi, la mia casa ti è di strada su qualunque strada. La riconoscerai, è facile: fra tutte è la più appartata, il suo giardino è il più selvatico, ci cresce libera l'erba e folta la siepe, per nascondermi. Di giorno, ci sarà un gatto a dormire sullo zerbino; la sera, una finestra accesa. Quella, è casa mia.
Ma perché tu non ti perda, non la confonda con un'altra casa, una casa dove non ti aspettano, farò così: ti aspetterò io, sarò fuori sul portico quando passerai di qui, non mi stancherò di esserci, per te. Per quando verrai.  
postato da: bucciadimela alle ore marzo 07, 2006 22:34 | Permalink | commenti (13)
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martedì, 28 febbraio 2006

NELLA STANZA ACCANTO

Oltre il muro grigio parlano, a volte molte voci insieme, altre sembrano solo in due o tre. Discutono in molti modi diversi, con acuti stridori o velenosi miagolii. Dal sottofondo c’è chi a tratti assume la dirigenza e conduce per un po’, fino a che altri si affiancano con toni crescenti e stonati e in breve ciascuno riprende vigore e prepotenza seguendo il proprio filone. Sono cocciuti, non abbandonano la presa. Ognuno di loro sembra sempre sul punto di cercare la rissa. E si azzuffano a parole, il vocio si alza in picchi acuti e sbraitanti nel tentativo di ciascuno di sopraffare gli altri, chiunque a caso. E’ un rumoreggiare a ondate, ogni tanto si solleva molesto come un gracchiare di gesso su una lavagna, oppure un’esplosione fuori misura accende a catena lo scoppio di reazioni e insulti. Per lunghi istanti imprevedibili tacciono tutti d’un colpo, perdono il mordente e la direzione, o una risata sarcastica li gela o ne suscita altre a cascata…
 
Non li ho mai visti.
Vanno e vengono, vivono una dimensione di rumori e acrimonia che non intendo, da qui, e del resto non esco mai, perché dovrei? Ho tele e colori a sufficienza per continuare il mio lavoro all’infinito.
Stendo strisce di blu di Prussia e terra di Siena e inclino la testa per guardarvi in profondità. Dalla finestra si infila dritto e lucido un moscone e ronza forte tracciando orbite concentriche sull’alto soffitto. Per la durata del suo volo di giugno, i rumori si ovattano nella vanità e nell’indifferenza dell’abitudine, si disperdono nella ripetitività, si liquefanno nell’aria di cicale.
E il mio pennello, ecco, proprio adesso si ferma senza gocciolare e carpisce a istinto una nuova immagine.
Ora cambio colore e dipingo un gabbiano.
Solo il profilo arcuato delle sue calme libere silenziose ali.
 
(dedicato a it.arti.scrivere. dove una volta c'era il ronzio della passione e adesso lo schiamazzo assordante del vuoto)
postato da: bucciadimela alle ore febbraio 28, 2006 08:13 | Permalink | commenti (9)
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martedì, 14 febbraio 2006

L'AMORE E' BLU

Intendiamoci: non è che io ci creda, in San Valentino, e nemmeno in Babbo Natale o nella Festa della Mamma. Però suvvia: Peynet è sempre Peynet.

postato da: bucciadimela alle ore febbraio 14, 2006 21:31 | Permalink | commenti (4)
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mercoledì, 08 febbraio 2006

PERCHE' SI SCRIVE?

Ognuno ha le sue motivazioni, e tenderei a considerarle tutte valide, anche se spesso leggo cose scritte male o inutili (e parlo di pubblicazioni sia in rete che sulla carta stampata, compresi certi autori osannati e pluripubblicati).
Credo che molti scrivano per vanità, che è una spinta fortissima; altri per puro sfogo personale, che però evidenzia una certa immaturità quando è fine a se stesso. L'ho fatto anche io, si intende, soprattutto da giovane; pure, ho la presunzione di affermare che anche allora badavo con grande cura alla forma, perché le mie confessioni private si rivestissero di un minimo di valenza letteraria che le redimesse dalla loro natura autoreferenziale.
Io ho sempre scritto sotto l'influenza delle mie sensazioni, quando mi è capitato e mi capita di provarne di intense, perché è allora che esse prendono posto dentro di me, mi trasformano, mi inquietano e poi premono per uscire. Scrivo a caldo, mai a freddo. Non su ordinazione. Ho sempre scritto per me stessa, lo giuro, e solo da tre o quattro anni in qua ho cominciato a far leggere ad altri le mie cose. Mi ci ha convinta internet, con la sua maneggevolezza che consente a chiunque di parlare di sé senza esporsi troppo, al riparo di uno pseudonimo, nell'agio della virtualità. Una dimensione ideale per il mio carattere un po' misantropo. Mettere in rete la mia scrittura è stato come gettare una bottiglia in un oceano sconosciuto, e abbandonare al caso e alla sorpresa i messaggi che conteneva. All'inizio è stato inebriante, come quando si ottiene una risposta dallo spazio profondo dopo aver lanciato innumerevoli SOS a vuoto. Più avanti ho sperimentato anche i lati meno piacevoli, ossia le difficoltà di comunicazione, di interpretazione, di comprensione; momenti di crisi, di dubbi, di rigetto. La virtualità non mette al riparo da tutto: la sensibilità, anche sotto pseudonimo, è sempre in gioco, e scrivere è un gioco serio, serissimo. Per me, almeno, lo è.
In questi giorni, tra me e la scrittura c'è un muro opaco che non mi permette di vedere, e ciò che ho bisogno di vedere per potere scrivere è (lo dico sempre) la bellezza delle cose. Bellezza che può essere contenuta anche nelle cose non belle in sé, purché suggestive, purché capaci di far nascere emozioni, siano gioie oppure tormenti. Il mio muro opaco è un muro di preoccupazioni; i mattoni sono i pensieri che nutro verso alcune vicende familiari che mi creano angustia, allarme, amarezza, oltre a uno scomodissimo senso di impotenza. Non riesco a staccarli da me, questi pensieri, e a rivolgermi ad altro; mi occupano la mente, mi coinvolgono, mi richiedono presenza e concentrazione.
Perciò scrivo poco o scrivo male, e quel che tento di scrivere non mi piace e non mi conforta. Non c'è bellezza, dunque non c'è scrittura.
Ma forse è meglio così, è meglio che a muovermi a scrivere non siano più, come un tempo, il dolore, la tristezza, l'autocompatimento, altrimenti in questi giorni chissà che prose tragiche potrei scrivere. Credo sia un progresso nella mia strada l'aver imparato a scrivere con un maggiore distacco, e non più a lasciar uscire incontrollatamente delle litanie private.
 
Tutto questo per dire che al momento non ho niente di nuovo da postare, ma che da un momento all'altro potrei anche tornare a farlo. Quando verrà giù quel dannato muro. Non dipende dalla volontà, ma solo dalla recettività della mia mente, la quale - se la conosco - non aspetta altro.
Buonanotte.
postato da: bucciadimela alle ore febbraio 08, 2006 22:43 | Permalink | commenti (5)
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