domenica, 21 dicembre 2008

MAIL 6

(ps: Buon Natale!)

 cristalli1

22 dicembre

E' successa una cosa straordinaria, dovresti venire fin qui a vederla.
Stamattina presto, in mezzo alla piazza. Una pietra enorme, o un cristallo.
Nessuno sa di dove viene, ma è dal cielo, di sicuro. Enorme, ti dico. L'hanno trovata lì piantata sul sagrato, dava qualche luccichio qua e là, e ad andarci vicino forse mandava anche un ronzio musicale, ma molto sommesso.
Tutti a girarci intorno con gli occhi increduli e golosi, perché pareva una montagna di gelato, un ghiacciolo gigante, no, meglio: una granita spaziale.
E i bambini han provato a leccarla, ed era dolce e asprigna, come di panna e limone.
Il parroco stava lì impiantato con le guance tra le mani, e allibiva senza darsi pace.
Il farmacista è corso fuori con un piattino e un coltello da cucina per tagliarne un pezzetto, poi tornando verso la bottega ne ha assaggiato un po' con la bocca stretta.
Il maresciallo voleva far allontanare i paesani, ma era curioso anche lui e alla fine si è tolto i guanti e l'ha toccata dimostrando grande coraggio.
Io mi sono messa lì da parte con le mani in tasca e guardavo la luce farsi colori mentre le passava attraverso.
Poi è arrivato il Conte, il Conte in persona, con la palandrana muffita che tiene in casa, e dietro a lui le sue mogli sempre litigiose e i loro molti e mocciosi bambini. Una processione di sussiegosi straccioni, con i cani e le serve e anche le oche, scappate dal cortile del castello.
C'era tutto il paese, anche la vedova Augustina che dopo la baruffa con le nuore non usciva più; anche il matto con la bici, che oggi non è nemmeno andato in giro, ma è rimasto qua tutto il giorno. Ha fatto la guardia, capisci, perché adesso il Sindaco ha chiamato quelli di città che vengano a dire cosa va fatto, chi deve occuparsene, di questa roccia celeste.
Sarebbe bello, non trovi? che ce la lasciassero qui, in custodia a noi del posto: perché se arrivano i tecnici sono sicura che la fanno a pezzi e la portano via, in qualche laboratorio o in qualche museo.

Perché non fai un salto a vederla, prima che ce la rubino?
Ma presto, domani. Subito.

ps:
Mi rendo conto che non so neanche dove abiti, né il tuo nome.
Che non so quasi nulla di te.
E che è per questo che scriverti non mi annoia mai.
postato da: bucciadimela alle ore dicembre 21, 2008 13:22 | Permalink | commenti (4)
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mercoledì, 26 novembre 2008

MAIL 5

 vento2

26 novembre   
 
Ieri, sapessi - era metà pomeriggio, il giorno cominciava a cadere - si è levato un gran vento d’improvviso, un vento come qui non c’è mai, un vento costiero. Ho dovuto fermare le imposte che sbattevano: tonfi allarmanti, e quel fischio sordo, quel ruggito che si infilava giù dal camino. Mi avvinghiava le spalle. Sapessi. Fuori c’era un sole che ormai si abbassava, ma più pulito che mai, e una nuvola piccola, una sola e rosa, un cencio strappato che si smembrava appeso alla punta del campanile. Il cielo pareva essersi fatto più vasto, più aperto: un cielo smisurato, sopra queste quattro case di paese. E tutte quelle foglie secche che volavano come uccelli disorientati, e i gatti euforici a rincorrerle, a tuffarsi nei vortici scompigliando tutto, gli occhi attenti e sbarrati. Ho sentito mamme richiamare i figli e porte che sbattevano per chiudere fuori l’inverno e i raffreddori; la vicina, l’ho vista ritirare in gran fretta i vasi coi ciclamini dal davanzale perché non cadessero, poi abbassare anche le persiane per sbarrarsi dentro al sicuro. Come se fuori si fosse scatenato, non so, un nemico malvagio, un nemico feroce. Il Male.
E invece era solo vento.
Per la strada ha fatto volare via con sé panni stesi approssimativamente e cartacce. Volavano tovaglie e calzini e grembiuli di scuola, e volavano cartocci vuoti di castagne e stagnola di caramelle, e biglietti di autobus e cinema e scontrini del droghiere e note della spesa, e i memo coi numeri di telefono dei figli, delle madri, degli amanti, e la brutta copia dei compiti di scuola e i disegni del concorso parrocchiale e le promesse del sindaco e quelle degli innamorati bugiardi, e perfino bollette della luce, cambiali, contratti, dichiarazioni di fallimenti, minacce anonime, auguri di compleanno e ingiurie.
E mentre sui marciapiedi e nei cortili e sulle terrazze e in mezzo perfino ai nudi campi invernali la gente vagava dispersa, sospinta dalle violente folate - capelli in subbuglio, sciarpe come fruste, giubbotti gonfi in decollo, lacrime aspre dagli occhi e un peso sul petto da non poter respirare - ecco che il matto - il matto del paese, il dolce innocente stordito custode delle nostre amnesie tutte, lui che quando ci perdiamo non si perde mai, ma c’è, c’è sempre, lui, il matto scalzo e solitario, sì, lui – ecco che arriva dal suo chissàdove (un fienile, un fosso, la tana di un animale selvatico, nessuno lo sa) e percorre la strada giusto nel suo mezzo, la strada dove ora non passano più le macchine, i carri, i trattori ma solo viaggiano allo sbando e volteggiano e stridono i brindelli delle nostre trascurate vite, a pezzi, morsi, frammenti e cocci, e lui, lui e nessun altro, con gesti veloci e mirati li acchiappa tutti, uno dopo l’altro, strappandoli al vento da tutte le direzioni senza farsene sfuggire nemmeno uno. Li prende lui, e orfani li consola fra quelle mani brune, e sono santini del catechismo, orari dei treni, pubblicità di artigiani, tagliandi di lotterie e pesche di beneficenza, ricette di farmacia, la tesi di uno studente, le pagine di un registro di classe, ricevute del Monte di Pietà, programmi di concerti e sapienti conferenze, biglietti di aerei e pullman e viaggi organizzati in Perù, buoni sconto del supermercato, e gli appunti di un giornalista, il romanzo di un fallito, il rimario di un poeta senza idee, e i bozzetti di un pittore, i progetti di un architetto, gli schizzi di una stilista, e l’arringa di un avvocato e perfino la domanda di grazia di un assassino.
Molti fogli, volavano. Molti, anche miei. Le lettere che ho scritto a te e mai spedito; parole strappate che gridavano nel vento, ciascuna da sola, sradicata dalle altre, non più significante né utile. Anche quelle ha raccolto, il matto gentile del paese, e mi è parso che le accarezzasse. Ha ripulito la strada e le siepi dove le cartacce si erano impigliate, e poi è sparito oltre l’incrocio che dà sui campi, portandosi via tra le braccia anche quel vento di burrasca che ci aveva tutti sconvolti così tanto, e quando è sceso il sole è venuta una sera lucente e tersissima, con sapore di sentieri alpestri e un profondo e musicale silenzio. Contro l’indaco dell’orizzonte si sono levati lievi i fumi dei comignoli e alle finestre sono apparsi i caldi bagliori della cena, come fosse una vigilia di festa, o la vigilia di un tempo migliore.
 
Che sia freddo e sereno, questo inverno che viene.
postato da: bucciadimela alle ore novembre 26, 2008 20:56 | Permalink | commenti (3)
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sabato, 22 novembre 2008

MAIL 4

 Vassileva_Reminiscence

22 novembre

Per la Madonna della Salute c'è sagra qua in paese: tre giorni di bandierine sui cancelli e odori rustici e densi sospesi sulle vie, dai banchi della piazza dove si porgono fette di torta di polenta, di zucca, di frutta secca.
Sono venuti gli zingari con due giostrine di latta scrostata e musiche vecchie di qualche anno fa; la regina mi ha portato a rivedere la sua asma e poi ha voluto predirmi il futuro, e non c'è stato verso, ci è riuscita. Io, sai, avevo ritirato la mano, ma lei dice che me l'ha letto negli occhi.
La sera, mentre i ragazzi dei paesi incrociano con i motorini dietro le transenne, vedo la luce blu del televisore acceso dentro la roulotte, e intanto fuori uno stenditoio di panni rossi e viola si irrigidisce al freddo acuto delle prime nebbie.
Domenica è uscito un sole grigio giusto per la processione, poi hanno fatto un gran pranzo sotto il tendone degli scouts e poi ancora, verso sera, castagne e tombola, e si vinceva una bici da cross. Alle cinque il parroco si è affacciato spazientito perché alle funzioni non arrivava nessuno.

[...]

Fa sempre più buio. Tra poco ormai è Natale.

postato da: bucciadimela alle ore novembre 22, 2008 15:43 | Permalink | commenti (1)
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giovedì, 18 settembre 2008

MAIL 3

 settembre

21 settembre

Ti volevo raccontare dei grilli che verso sera si impigliano nelle erbe secche del prato, ma poi me ne sono dimenticata perché dalle finestre aperte sul buio non li ho sentiti cantare. Forse perché l'erba di questa furiosa estate è già fieno.
Invece poi stamattina presto mi sono ritrovata a scaldarmi le mani attorno a una tazza di caffè mentre dividevo il cielo in fasce dai colori netti - erano malva e indaco - basse su un orizzonte giallo-uovo che si sfocava all'indietro, e intanto sui fili andavano e venivano uccelli in prove d'addio.
C'era un'aria (anche lì da te?) obliqua e costante che traversava le tende e le spingeva, senza gonfiarle.
Questo cielo, qui da me, sembra di neve stanca, quando è quasi fanghiglia e spegne i riflessi. E poi il rimpianto, perché il vento stamani non ha più odori, e allora mi viene da pensare che l'estate, proprio oggi, finisce, e che il senso della sua fine è nel vedere sedie impilate sul bordo di una piscina, e foglie alla deriva.

[...]

La valigia, sì, è sul letto, e la roba sparsa dappertutto. Vedrò di farci stare il molto superfluo che mi impedirà di dimenticare, anche se sai che torno presto. Ma ho già visto altre volte che quando si torna le cose  sono già cambiate, e noi non eravamo qui e non ci possiamo fare più nulla.
Se hai notato, basta il giro di una notte per ritrovarti all'angolo di un altro universo, dove le spalle nude rabbrividiscono spalancando le imposte e non ti capita più, infilando gli zoccoli del giardino, che ne esca guizzando una lucertola.

[...]

Mentre sono via leggerò.
Se anche lì pioverà, leggerò di più.
Al mio ritorno ti racconto.

postato da: bucciadimela alle ore settembre 18, 2008 07:49 | Permalink | commenti (1)
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domenica, 29 giugno 2008

MAIL  2

gerani_estate

29  giugno
 
[…]
 
Stanno rifacendo il tetto della canonica, a settembre arriva il nuovo parroco.
Ci sono uomini lassù, uomini con la pelle colore delle tegole, che si rimbalzano richiami scabri e lanciano cicche e bestemmie inconsapevoli, e poi li senti fischiettare.
I muratori al lavoro fanno dei rumori stupefacenti, rumori secchi, distinti.
Tonfi terrosi. Cocci che esplodono. Metallo che stride ruggine.
Rumori di materia in movimento, materia viva che si trasforma sotto gli attrezzi delle loro mani di cuoio cotto al sole.

Cose così, come ti dicevo, hanno un senso.

Più di quanto ne abbia lo stare seduta su una cassetta da frutta rovesciata sotto il cedro, con un libro nuovo, un blocco vecchio, un pennarello che si sta scaricando e un ice-tea alla pesca che disseta un regno di formiche.

Ma il libro è bello e non ho sbagliato a comprarlo su quello scaffale di supermercato; è bello e parla da solo, così come il blocco è da solo che si scrive anche se l'inchiostro è già finito, ma si ricorda ancora come continuare, e lo zucchero del the farà da madre ad altre formiche che cresceranno e presto scaveranno altri sotterranei e edificheranno altre ali del loro castello, e tutto questo - tutto tranne il brick vuoto che non serve ormai proprio più a niente - tutto questo ce l'ha, un senso.
Il più semplice e indispensabile che ci sia.

[...]

Non ti ho detto: nel condominio nuovo vicino alla scuola materna sono venuti ad abitare dei senegalesi.
Sono belli. Purezza, forse, è la parola.
La domenica vanno alla messa, gli uomini in bianco, le donne in color amaranto.
I bambini lucidi con le treccine inchiodate in testa impacchettano la sabbia del cantiere fra le mani, poi si girano e la bocca gli lampeggia chiamando: "Maman!"

Vorrei solo sapere dove sono ora, in attesa, gli storni di quel tetto.

Buona settimana, ti abbraccio.
postato da: bucciadimela alle ore giugno 29, 2008 20:41 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, 24 marzo 2008

MAIL  1

bart_temps_pluie_izel

4 marzo
 
[…]
 
A volte piove. Quando piove le donne qui accostano le imposte per salvare i vetri dagli schizzi; il campetto dietro la chiesa si riempie di pozze, che non si può più giocare ma ci bevono i merli e i cani randagi. C’è qualcuno che esce in fretta col viso nascosto in un ombrello e torna presto a casa con un sacchetto di spesa che gocciola. Il postino si ferma un cancello sì uno no; c’è poca posta quando piove. C’è poco fruscio sullo stradone. C’è poco da fare. Si sta in casa con le luci accese e le stanze vuote. Tu cosa fai quando piove? Io piego lenzuola e fazzoletti o mi lascio dormire. Oppure esco a testa nuda e senza documenti, mi piace sentirmi i capelli imperlati, guardo le galline che stanno ferme attorno al pollaio e le sedie di plastica dei giardini coi rivoletti grigi che gli scorrono sulle gambe. I giornali stanno dentro la vetrina buia, il droghiere raddrizza barattoli su uno scaffale; aspettano che schiarisca. Il matto è l’unico che non ci bada, se piove o c’è sole; lui gira in bici tutto l’anno sempre in canottiera e zoccoli di legno, con una cassetta da frutta legata dietro, e dentro cianfrusaglie. Le sposta da un punto all’altro del suo mondo, che è certamente più grande del nostro.
 
[…]
 
Le rose sono indietro, quest’anno.
postato da: bucciadimela alle ore marzo 24, 2008 19:09 | Permalink | commenti (2)
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