domenica, 19 marzo 2006

A proposito del Diritto numero 8...

8. Il diritto di spizzicare
 
Diritto ampiamente esercitabile nelle librerie e nelle biblioteche, e non solo per evitare di comprare a scatola chiusa ma prima di tutto perché il vero lettore è uno che di fronte a tanta grazia di libri esposti perde la testa e li vorrebbe annusare, toccare, sfogliare, accarezzare, conoscere, assaggiare tutti. Li vorrebbe quasi abbracciare, sopraffatto dalla commozione di trovarsi circondato da tanti amici. E per non trascurarne qualcuno, gli vien voglia di spizzicarne più possibile, per procurarsi l'illusione di portarsi a casa almeno un pezzetto, un segno, una traccia, un ricordo di ognuno.
A casa è ancora più facile: basta ammassare libri anche a casaccio vicino al letto o alla poltrona, e passare le serate soprattutto d'inverno a saltabeccare dall'uno all'altro secondo l'estro del momento. Perché c'è un libro per ogni occasione della vita e anche per ogni circostanza della giornata e per ogni variazione di umore: la mattina si può (è un diritto) sentirsi attratti da Melville, il pomeriggio da Benni, la sera da Agata Christhie e in piena notte da E.A.Poe, e il solito vero lettore impara presto a destreggiarsi fra i diversi stili e intrecci senza perdere il filo.
Senza contare che spizzicare libri, al contrario di spizzicare cioccolatini o patatine che porta facilmente a nausea, ha i suoi vantaggi: ogni libro contiene messaggi e riferimenti che allargano la mente e le suggeriscono nuove strade, nuove ricerche. I libri, lo sostengo da sempre, sono un po' tutti imparentati fra loro, figli della stessa voglia di raccontare, stupire, incuriosire, e a sapersi ben disporre risulta facile riconoscere in ciascuno dei legami, dei richiami, che portano - sulla via di questa curiosità - ad altri libri che trattino oppure approfondiscano temi simili, o viceversa propongano argomenti in netta antitesi. Seguendo queste tracce, questi suggerimenti, queste associazioni di idee, si comincia per esempio con lo sfogliare una biografia storica e critica di Giulio Cesare scritta da Antonio Spinosa, poi, passando per le ricostruzioni avvincenti e verosimili di Colleen McCullough, si approda con animo ormai appassionato al teatro di Shakespeare, ma sono ammesse e raccomandate ampie digressioni nei tomi del liceo da cui si traduceva il nostro De Bello Gallico quotidiano e, con più divertimento, nel campo del fumetto o meglio nell'accampamento di Asterix.
E alla fine saremo ricchi di sempre più numerosi input, perché di Spinosa c'è molto altro da leggere, anzi c'è tutto il settore delle biografie storiche da esplorare, così come i romanzi della McCullough risultano buoni riempitivi per le stagioni morte, e come di Shakespeare ci si rende conto di non aver mai letto né riletto abbastanza, e di Asterix non si può non ammettere di essere innamorati e ammiratori.
Insomma, si spizzicano libri come si trangugiano pop corn, con la differenza che i secondi al massimo provocano mal di pancia, mentre i libri... beh, sì: provocano dipendenza. Ma volete mettere, che magnifica droga?
postato da: bucciadimela alle ore marzo 19, 2006 08:14 | Permalink | commenti
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