giovedì, 19 gennaio 2006

IL SECCHIO BUCATO # 7

Precisazione importante: questo testo NON è un diario, bensì pura invenzione, sebbene qua e là ispirata a piccole esperienze personali. Ho scelto la forma del "diario" solo perché, quando l'ho scritto, mi ha facilitato il superamento di uno di quei molesti blocchi che capitano periodicamente a chi scrive.

Alle solite. In coda all'ufficio postale, una donnetta anziana col taccuino stretto al petto come un libro da messa mi attacca un bottone. C'è da aspettare, e quindi le do corda, offrendole un'espressione bendisposta; in pratica, mi lascio educatamente incastrare. Con smorfie di disappunto mi informa dell'increscioso contrattempo in cui è incorsa: è uscita di casa dimenticando le chiavi, e ora dovrà aspettare che rientri suo figlio dal lavoro. Stacca a mezzogiorno. Mi dice anche il nome della fabbrica e del mezzo col quale si sposta, un motorino. Manca un'ora buona, e lei è sulle spine perché ha la borsa con la spesa appesa al manubrio della bicicletta, e dentro c'è la mezza gallina da brodo che sarebbe dovuta diventare il loro pranzo.
Mi sento in obbligo di rincuorarla, facendole presente che simili dimenticanze sono normali e perdonabili e che al pranzo mancato potrà rimediare con qualcosa di veloce.
Non basta, naturalmente. Continua ad angosciarsi.
"Ma come ho fatto, ma cosa avrò nella testa..."
Intuisco la piega opportuna da dare al discorso, e la blandisco: 
"Succede a tutti, signora, soprattutto a noi donne che abbiamo sempre tante cose a cui pen"
Il sollievo con cui mi interrompe mi conferma che ci ho azzeccato:
"Vero vero, sempre tante cose, e la casa e il mangiare e le bollette, una poi si capisce che va in confusione, però mio figlio sa lui lavora in fabbrica e viene a casa stanco che ha fame e a me 'ste cose mi fanno star male, mi agito, mah, ormai cosa ci posso fare, la gallina la faccio per stasera, per forza, ci vogliono due ore sa, io la faccio andare piano piano con la cipolla la carota, gli piace tanto la gallina lessa a mio figlio, lui"
"Ma non è che qualche vicino la può aiutare, magari salire su una scala e vedere se c'è qualche finestra aper"
"Sì figuriamoci finestre aperte, no no, io chiudo sempre tutto, sto al piano terra, sono da sola io, mio figlio è sempre via e io ho paura dei ladri, degli zingari, chiudo tutto e ci mancherebbe, non si può non si può"
"Allora un fabbro. Chiami un fabbro. Ce n'è uno qua in paese, lo va a chiamare con la bicicletta e lui le apre la porta"
Come temevo, la soluzione troppo pratica e veloce non le garba: forse la deruberebbe dell'opportunità di potersi lamentare della disavventura e del piacere di raccontarla a una sconosciuta?
"No no il fabbro no, mi rovina la porta quello lì, poi mio figlio mi dice su di tutto e ha ragione, sono proprio senza testa, no niente l'unica è aspettare che torni con le sue chiavi, gli farò una frittata e ho ancora salame e prosciutto e i finocchi di ieri, qualcosa combino - ma sospira sulla propria disgrazia.
Ho capito, non se ne viene fuori. Non mi resta che sospirare anche io, per solidarietà.
Quando arriviamo finalmente allo sportello, lei si fa da parte e mi cede la precedenza, tanto non ha fretta. Un attimo dopo, ha risalito la coda a ritroso e si è appiccicata a un'altra vittima. E' pieno di anziani, stamattina. Ce ne sono alcuni seduti sulla panca vicino alla porta; aspettano seduti, neanche loro sembrano avere fretta. L'attesa alla posta era il piano del giorno, il programma rassicurante per la mattinata.
Quando esco, ho raggiunto una ragionevole certezza che tutta la storia delle chiavi sia stata inventata per attaccare discorso; c'è gente molto sola e non necessariamente vecchia o fuori di testa che passa il tempo ad attaccare discorso con gli estranei. Ne trovi in tutte le sale d'attesa, negli uffici, dal dottore; anche al supermercato, in coda, persone che non comprano niente ma girano a vuoto cercando solo un interlocutore di passaggio. Si riempiono la vita con parole al vento, con bugie pietose. Gente che non regge la solitudine, che ne ha paura. Che non sa come sfruttarla, non se lo immagina neanche che terreno sfruttabile possa diventare, in buone mani, in mani ingegnose. Ma come in tutte le cose è anche sempre questione di saperle vedere con fantasia. E' quella, piuttosto, che manca in giro. E' un optional ozioso, sembrerebbe. Eppure Dio solo sa quanto ti salva. A volte, mica sempre; ma val la pena provarci.

postato da: bucciadimela alle ore gennaio 19, 2006 11:59 | Permalink | commenti (2)
Commenti
#1   19 Gennaio 2006 - 15:11
 
dici che è un po' come si fa noi, quando si inventano (e poi però si scrivono) storie? :-) antonella
utente anonimo

#2   19 Gennaio 2006 - 19:48
 
be', mi attacco anch'io alla fila.
no, non posso, ho ancora troppe cose da fare:-)
dovrei esercitare la fantasia per trovarmi qualcosa da non fare...
brava, Chiara, è bello questo posto...
ciao
fabry
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categoria:il secchio bucato