CE L'HO FATTA

Ho chiamato quelli dell'asporto rifiuti ingombranti. Essì, era ora. Era ora già da un po', da mesi, diamo pure anni, secondo me. Ma è stata necessaria una paziente opera di persuasione occulta (un vero e proprio lavoro ai fianchi) per ottenere il risultato. Così domattina, alle prime luci dell'alba, mentre la gente per bene starà dormendo sui propri rimpianti (nel caso specifico, malissimo riposti), un camion sputacchiante e sferragliante libererà il marciapiedi davanti casa - oltre che il garage e in buona sostanza la mia vita - della bellezza di:
1. una bicicletta da uomo il cui telaio, risalente all'epoca della prima comunione di mio marito ormai baby pensionato, sta in sé solo perché imprigionato dalla ruggine, mentre le ex gomme si sono trasformate in una poltiglia collosa e corrosiva (calma: per evitare eccessivi sensi di colpa, sono stati fatti nel corso degli anni - e sono andati a vuoto facendoci regolarmente cadere nel ridicolo - diversi sfrontati tentativi di cedere il cimelio a qualche robivecchi)
2. una fonovaligia anni sessanta color carta da zucchero, che era di moda assai, il cui interno è così desolatamente vuoto da far pensare a un furto perpetrato da ladri collezionisti; comunque totalmente inutilizzabile dopo che remotissimi e danneggiatissimi avanzi di dischi in vinile giacenti in soffitta sono stati rifilati al mercatino del venerdì solo perché le copertine fanno ancora gola a qualche nostalgico
3. un televisore cieco e sordomuto ma in compenso ingombrante come era - anche questo - di moda negli anni della sua lontana giovinezza (e il cui preventivo di riparazione supera di gran lunga la cifra necessaria ad acquistarne uno nuovo al plasma, beninteso)
Non sentirò la loro mancanza. No davvero.
E in ogni caso, finché ancora ho un paio di neuroni collegati, sono più che intenzionata a non lasciarmi prendere da quell'inerzia senile che porta ad accatastare rottami in ogni angolo della casa. Aria, aria, che diamine. Morire si muore, ma per favore non per soffocamento. E poi tanto non ci si porta dietro niente. Al massimo, qualcosa si lascia, ma perché rottami?
Io, NO.

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