Da oggi le giornate hanno smesso di accorciarsi e cominciano ad allungarsi di nuovo. Sarà impercettibile, ci vorrà qualche tempo per accorgersene, ma è un dato di fatto che il grande buio ha toccato il fondo e adesso è in risalita verso l'equinozio. Vediamola così, e non è la solita questione di bicchieri mezzi vuoti che possono sembrare mezzi pieni; se li vediamo mezzi vuoti, è perché c'è qualcosa che ci manca, non che ci avanza. Se invece guardiamo, con rigore scientifico, eh, mica con ottimismo puerile, all'almanacco del giorno, vediamo subito che il sole da oggi sorge un attimo prima di eri, un attimo ma quel tanto da segnare uno spartiacque, uno sparticielo. E io mi ci attacco, a queste cose qua; le difendo con tenacia, alla faccia del freddo fottuto che invece è solo appena cominciato. Per quello, lo so che c'è da aspettare. Ma un po' più di luce, diosanto almeno quella, da oggi è prevista e dovuta, e io che mi alzo prestissimo me la godrò tutta. Stamattina alle sette meno qualcosa è passato immancabile e altissimo, ma splendidamente nitido con la sua scia perfetta, un aereo in rotta verso sudovest. Il cielo era blu cobalto e ancora completamente stellato. Mi piace, quell'aereo; la sua puntualità mi rassicura. Lui c'è, e ci sono anche io. Ogni mattina, feste comprese, e tutte le stagioni. Tranne, si intende, quelle della nebbia. Chissà se vola ugualmente, magari al di sopra dei banchi. Di certo, quaggiù sulla terra, nel nido di nebbia del mio paese tra campi e corsi d'acqua, io ci sono, e ci sarò.
VEDIAMOLA COSI'

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