lunedì, 11 febbraio 2008

un omaggio a Borges da una bibliotecaria mancata

biblioteca

GIUGNO 1968
 
Nel meriggio dorato
e in una serenità di cui il simbolo
potrebbe essere il meriggio dorato,
l'uomo dispone i libri
negli scaffali che attendono
e sente la pergamena, la pelle, la tela
e il piacere che dà
immaginare un'abitudine
e istituire un ordine.
Stevenson e l'altro scozzese, Andrew Lang,
riprenderanno qui, per virtù magica,
la lenta discussione che interruppero
gli oceani e la morte
e a Reyes certo non dispiacerà
stare accanto a Virgilio.
(Ordinare una biblioteca è
esercitare, in silenzio e modestia,
l'arte del critico.)
L'uomo, che è cieco, sa
che non potrà più decifrare
i bei volumi che tocca
e che non gli daranno aiuto a scrivere
il libro che lo giustifichi agli occhi degli altri,
ma nel meriggio che forse è dorato
sorride del suo bizzarro destino
e sente la felicità che è propria
delle vecchie cose che s'amano.
 
Jorge Luis Borges (da "Elogio dell'ombra")
postato da: bucciadimela alle ore febbraio 11, 2008 17:44 | Permalink | commenti (7)
Commenti
#1   14 Febbraio 2008 - 16:03
 
Ho un caro amico non vedente al quale leggevo in passato i libri che amava.
Ora, con grande mia gioia e piena soddisfazione sua, un computer gli legge con voce calda ( non metallica) i libri che gli abbiamo regalato noi amici.
Chiara, devi pensare che un semplice C.F. non inviato alla tua casa editrice mi impediva di leggere il tuo librio.
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#2   14 Febbraio 2008 - 16:05
 
In occasione della odierna festa degli innamorati, mi piace attingere da un mazzetto di cartoline d'amore della mia collezione, e pubblicare le più antiche di loro, che hanno giusto un secolo di vita.
Sono state spedite nel 1908 da "Nina tua" di Campobasso al suo Domenico .
Ne scriveva una al giorno.
Come si potrà constatare, il sentimento eterno dell'amore cento anni fa si manifestava in maniera che oggi può anche apparire strana. Non sempre era possibile vedersi e incontrarsi, sia per la lontananza sia per il controllo costante dei genitori. E allora venivano in aiuto degli innamorati i biglietti, le lettere, le cartoline d'amore.
I gusti dell'epoca sono rivelati dalla scelta delle immagini, e delle parole. Tenere le immagini. Innocente e conciso il messaggio: "Pensieri cari cari saluti. Nina tua". : "Cari pensieri e saluti. Nina".
Severo il velo pseudo religioso in una strana cartolina, con la croce ricoperta di fiori, ma più smaliziato il messaggio che ripropone l'eterno motivo della mamma che vigila sulla figlia. " Era mio vivo desidero - confessa Nina a Domenico che all'epoca alloggiava a Campobasso, palazzo D'Onofrio - scriverti lettera ma oggi mi è stato impossibile avendo tenuto mamma sempre vicina. Quindi domani scriverò lunga lettera. Grazie della illustrata lettera, e vedo che il tuo pensiero è costantemente rivolto a me e questo mi rende calma felice. Nina tua".
L'amore trionfa, almeno stando all'immagine in cartolina, e al "Mincuccio mio caro", con cui esordisce l'innamorata, che per il resto non si abbandona a nessuna smanceria sentimentale e prosegue: "Ringraziandoti degli auguri sinceramente affettuosi, faccio voti che tu riesca vittorioso nella prova che tanto ti preoccupa [forse un esame scolastico, un concorso?]. Ti scriverò appena potrò. Saluti. affezioni, pensieri, memorie. Nina tua".
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#3   17 Febbraio 2008 - 19:31
 
Cara Giulia, è un vero piacere leggere le cose che posti. Ed è un vero piacere non tanto per i versi di Borges, quanto perché sento che sono attraversati dalla tua vita, e dalla tua grande bravura così umile (l'umiltà è una virtù rara, ma ancora prezione) e lontana da autocelebrazioni.
Ti voglio bene.
I.
utente anonimo

#4   18 Febbraio 2008 - 10:36
 
Grazie, Anchise, per le tue visite affettuose. E grazie per il dono del tuo blog, che contiene memorie condivisibili da molti, al di là del tempo e della terra di origine. La tua operazione di recupero è degna di lode. Un bacione.
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#5   18 Febbraio 2008 - 10:39
 
Utente anonimo con l'iniziale I (come chi dico io, e intendo il mio siciliano preferito?), ma giuro che non sono umile. Difetto di autostima, piuttosto, ma l'umiltà proprio non è fra le mie doti. Posto che sia sempre e comunque una dote, mumble mumble...
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#6   18 Febbraio 2008 - 10:40
 
PS: Giulia???
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#7   18 Febbraio 2008 - 21:04
 
Il tuo siciliano preferito non ci sta più con la testa e non sa dove andare a nascondersi dalla vergogna. Ma può andare anche peggio: pensa se mi fosse successo a letto!
Per quanto riguarda l'autostima, credo che si tratti di una virtù troppo celebrata, al pari dell'umiltà una volta. Che ci frega dell'autostima? E comunque il pezzo che hai postato, a me personalmente, ha suggerito queste sensazioni di umiltà, cura e amore. Ma può darsi che mi sia sbagliato e che tu sia una antipaticissima autocelebratrice della tua bravura che non ama i libri ma li utilizza per esaltare il suo piccolo ego.... :-)
Non credo proprio, ma tutto è possibile :-)
Ti rivoglio bene, CHIARA!
Il tuo I.
utente anonimo

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