LA PIOGGIA PRIMA CHE CADA - di Jonathan Coe
(praticamente, una stroncatura)

LA PIOGGIA PRIMA CHE CADA - di Jonathan Coe
(praticamente, una stroncatura)

SEGNALO
Un'ideina deliziosa lanciata dall'amico Effe sul suo ottimo blog.
Non ditemi che non cogliete il fascino dell'indeterminatezza: è il mare in cui si scioglie l'immaginazione dello scrittore, è l'ispirazione delle sue notti in bianco. Nulla ha più efficacia narrativa del vago e del non plausibile, e nulla ne ha meno del troppo specificato e didascalico. E' come mettere a confronto Borges o Garcia Marquez con Clancy o Grisham.
Non ditemi, appunto.
Piuttosto, unitevi e annegheremo insieme: io mi sono già buttata.
Sì, vabbè, sapienza...

Lasciando per scontato che negare la libertà di parola a chicchessia è un gesto di ingiustificabile inciviltà, mi rimane tuttavia il sospetto che ad animare il rifiuto verso la presenza di Ratzinger nel tempio del sapere laico non sia stato solo un vento di rivendicazione della suddetta laicità del suddetto sapere, ma anche una infastidita e serpeggiante antipatia nei confronti di un (troppo) potente che offre di sé senza vergogna l'immagine patetica di un uomo al contempo timido e vanitoso, colto e ingenuo, preparato e sprovveduto. Un'immagine di scarso spessore, di bassa statura, di improbabile plausibilità.
Certo, fin dal primo giorno l'attuale pontefice è costretto a confrontarsi con quel monumento alla comunicazione di massa che era stato il suo predecessore. Si fosse annunciato lui, il titanico Woytila, alle porte della Sapienza, docenti e discenti gli sarebbero corsi incontro agitando le palme e cantando inni da scouts, e lo avrebbero portato dentro trionfalmente e con grande e reciproco divertimento, pronti ad accettare dalla sua voce tonante e sicura anche anatemi medievali contro la scienza moderna, e a rifletterci poi la notte, in compagnia di un inconfessato cilicio, ciascuno nella propria cella di scienziati duri e puri.
Ma questo ometto qua che si pavoneggia e manco si accorge di pestare merde solenni in occasioni ancor più solenni, col suo fare e dire da timorosa beghina, ostentando un'umile riservatezza che puzza tanto di repressa permalosità, è partito zoppicando e non ha ancora trovato il passo vincente.
Ora si ritira, amareggiato dal rifiuto e impensierito da paventate minacce alla sua sicurezza (slogan e uova marce, suppongo), ma solo dopo aver causato un tumulto increscioso e ridicolo che tutti avremmo voluto ci fosse risparmiato. E ci sarebbe stato il modo per farlo - lo dico ai sapienti della Sapienza - il più semplice e più intelligente, il modo sicuro per neutralizzare quella che si è voluto vedere come una allarmante intrusione della Chiesa nel campo della Libera Scienza; il modo più economico eppure più incisivo, un'arma tanto convincente da risultare letale:
l'indifferenza.
P.S.: leggete anche cosa e come la pensa questo signore qua, che - Dio lo benedica - scrive infinitamente meglio di me
Quelle scale (incipit)
