lunedì, 26 giugno 2006

MA CHE BRAVI!

Vogliamo mandarglielo tutti incazzatissimi e in coro, a certa gente, un caloroso VAFFANCULO???

postato da: bucciadimela alle ore giugno 26, 2006 13:53 | Permalink | commenti (7)
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venerdì, 23 giugno 2006

GAUDEAMUS IGITUR

Dominique va in città.
Ha capelli di fili lucidi - riflessi di seta - tirati e lisciati uno a uno fino a far male, e trattenuti da un fermaglio sulla nuca perché il cranio femmineo e modellato si stagli come un cammeo. Il viso le sorride con occhi di notte di plenilunio e denti di melograno. La bocca è un ibisco sfrontato che l'innocenza rende delicato, e non pronuncia parole perché un cuore bambino gliele custodisce. Le spalle ha forti e tenere, e le braccia amorose; due frutti giovani sul torso sottile e gentile; il solco leggero e sicuro della schiena. Una minuscola favilla di luna le brilla nell'ombelico, e il lino color foglia di stagno le carezza i fianchi dalla curva docile, fino alle ginocchia dall'ossatura fragile e forte come una creatura di savana. Le caviglie sono da regina, i piedi di cuoio. Tra le mani dalle dita secche e allungate tiene dei fogli, e gli anelli d'argento che le ornano sono alcuni dei suoi desideri.
Trattiene, sulla porta, l'ultimo sorriso, poi lo lascia aprirsi sul viso color pelle di castagna, perché come castagna scura è il suo colore, e d'oltremare il suo paese.
Ma è mia figlia, e va in città.

Oggi si laurea.

postato da: bucciadimela alle ore giugno 23, 2006 07:09 | Permalink | commenti (10)
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domenica, 18 giugno 2006

IO E VIVALDI

(immagine presa in prestito da http://www.magicoveneto.it/Padovano/Piazzola/Villa-1.htm)

Dal piccolo borgo dove abito alla Villa Contarini di Piazzola sul Brenta c'è un unico rettilineo di pochi chilometri (roba di cinque minuti in macchina), lungo una strada che prende il nome di "Strada Contarina" perché ideata e voluta dagli storici proprietari della Villa, la quale - va detto - è la più vasta di tutte le altrettanto famose Ville Venete.
Ieri sera, dopo cena e in compagnia solo della mia voglia di qualcosa di bello e armonioso che mi risarcisse delle molte recenti tristitudini, ho preso la mia peugeottina da campagna e sono andata fin là, col mio prode biglietto nella borsa, per assistere a un concerto vivaldiano dei Solisti Veneti. Concerto all'aperto, nel cosiddetto Giardino dei Limoni che deve la denominazione alla presenza di orci di terracotta contenenti gli agrumi di cui sopra, seppure in numero a mio avviso piuttosto insufficiente a garantire tanta gloria, e anche a dirla tutta in condizioni di non soddisfacente rigoglio.
Rigogliosa, al contrario, era l'erba in cui i miei sandalini piatti affondavano morbidamente, procurandomi un piacevole e fresco vellichio vegetale cui presto si è aggiunta una componente un po' meno gradita: quella di legioni di zanzare che ieri sera non hanno trattenuto la loro irresistibile gioia nel vedersi offrire un banchetto di sangue umano di quelle proporzioni: almeno duecentocinquanta soggetti, in gran parte di sesso femminile e perciò convenientemente e comodamente sbracciati e scollati, in una parola pronti per essere ripetutamente e diffusamente succhiellati su ogni centimetro quadrato di epidermide scoperta.
Il Maestro Claudio Scimone, padovano di nascita e over 70 per età, è un omino dal cranietto minuto orlato da grandi e tenere orecchie e confinante con due spallucce fragili; dalla vita in giù, cambia taglia, si allarga in fianchi sfiancati e si accorcia in gambette corte e un tantino arcuate. I suoi passi un po' dondolanti e svagati sembrano quelli di un pensionato in pantofole, ossia quanto di meno ieratico si possa immaginare in un direttore d'orchestra bardato nel frac regolamentare (Nota di Colore:  un frac dai pantaloni del tutto privi di forma e dalla giacca approssimativamente spazzolata). Sempre il sorriso - un sorriso da vecchio zio simpatico che tenta di ridimensionare il pathos della musica - sulle labbra, e pochi gesti miti di mani sottili, che la suddetta musica vanno a cercare e a dominare lassù, nell'aria dove aleggia e dove aspetta di essere carpita per farsene dono a noi che la amiamo.
I Solisti, che a Piazzola sono di casa, erano anch'essi esenti da ogni atteggiamento divistico, anzi parevano una combriccola di goliardi a una festa di laurea: ridanciani, scherzosi, informali. L'unica donna combatteva la sua battaglia personale con la sua legione personale di zanzare, che le avevano puntato braccia e scollatura e non sembravano intimidite dalla vigoria con cui l'archetto del violino sferzava l'aria.
Gli spettatori: non ne conoscevo nessuno, eppure siamo tutti residenti in zona, ma ho apprezzato il fatto di aver condiviso quasi due ore con persone che tutte, evidentemente, fra la partita dell'Italia in tv e l'esibizione dei Solisti Veneti non avevano avuto dubbi sulla scelta.
La musica: come suo solito, Scimone ha usato mano leggera, e i suoi lo hanno seguito in un'interpretazione tutto sommato gradevole anche se priva di carattere e passionalità. E Vivaldi, invece, ne richiede: non può essere trattato come un musicante lezioso da salottini, adatto a un uditorio superficiale che si contenta di un sottofondo barocco mentre chiacchiera sgranocchiando biscottini. Insomma, avrei preferito più intensità, più fuoco, più foga: ho trovato buoni alcun brani ma un po' troppo scialbi quasi tutti gli altri.
All'altezza i violini, un po' afono il violoncello, micidiale invece il liuto, che sgangherava le corde con la mano pesante di un chitarrista rockettaro, ma transeat.
Il bello della serata, comunque, è stata la serata stessa, l'evasione in solitaria dopo un tempo incommensurabile che non mi concedevo una gratificazione del genere. La musica, l'ho ascoltata a occhi chiusi per evitare la minima distrazione e perché è l'unico modo in cui amo veramente ascoltarla. Il Largo dell'Inverno, quello sì, quello come sempre mi ha liquefatto il calcare che sento a volte di avere nelle vene, e nel buio degli occhi chiusi ho sentito ben chiaramente le mie ciglia inumidirsi, e anche qualcosa di più.
Alla fine, due bis: un Divertimento di Mozart e il notissimo Minuetto di Boccherini, per mandarci a casa e a letto con l'eco di questa delizia che è, soprattutto qui in Veneto, fra queste Ville e questi canali, la Musica Barocca.
 
Programma della serata
A.Vivaldi
dall'Opera Terza "L'Estro Armonico":
Concerto in si minore n.10
Concerto in la maggiore RV 552
dall'Opera Ottava "Il Cimento dell'Armonia e dell'Invenzione":
"Le Quattro Stagioni"


(on air: A.Vivaldi, Le Quattro Stagioni: Primavera, terzo tempo - Allegro)
postato da: bucciadimela alle ore giugno 18, 2006 22:53 | Permalink | commenti (8)
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mercoledì, 14 giugno 2006

BEATO CHI CI CREDE

Uau, secondo Brozsny, oggi le stelle sono con me. Guardate un po' cosa prevedono e caldamente suggeriscono agli Acquari:

Per quanto riguarda le autorità astrologiche, hai il permesso di non presentarti al lavoro. Non posso dirti se questa autorizzazione conterà qualcosa per il tuo capo o i tuoi dipendenti. Ma il fatto cosmico puro e semplice è che nei prossimi giorni dovresti fare il possibile per ridurre le responsabilità, seguire i tuoi capricci e indulgere a dolci piaceri che non riflettono in alcun modo il freddo, crudele mondo del lavoro. È arrivato il momento di vagare in un campo di fiori selvatici e di dare la caccia alle farfalle. O qualcosa di simile.

Che faccio, ci credo? Ora ci provo, eh. Se non torno, sapete dove trovarmi: in un campo di fiori selvatici, occupatissima a inseguire farfalle (che però mi guarderò bene dal catturare).
Buona giornata a voi.

postato da: bucciadimela alle ore giugno 14, 2006 08:57 | Permalink | commenti (5)
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venerdì, 09 giugno 2006

VENERDI'  PESCE

No, non l'ho preparato io: è un piatto di frittura di scampi e moleche dalla leggerezza e sapidità sublimi, come lo si può trovare solo nel mio ristorante preferito di Venezia. Perché oggi è lì che ho passato la giornata: pura evasione, e sacrosanta. Clima giusto, itinerari appartati, nessuna fretta: insomma, una botta di relax, per disintossicarmi dallo stress prolungato delle ultime settimane. Ma che dico settimane: mesi. Una giornata non basta, ma aiuta, se non altro a recuperare un minimo di di fiducia e di senso della realtà.


Al ritorno, i miei gatti hanno riconosciuto il rumore della macchina e si sono fatti sul cancello per accogliermi, mentre il cane, sul retro, si è messo a saltare di gioia come se non mi vedesse da Natale. Poco dopo è rientrata anche la figlia laureanda con le copie della tesi fresche di rilegatura: una goduria toccare e annusare quelle copertine color crema con il suo nome e il logo dell'Università. Infine, nella posta ho trovato alcune belle notizie che hanno contribuito a rinfrancarmi, a farmi intravedere migliore il domani.
Già, domani. Domani espierò con mocio, folletto, lavatrici, fornelli e ferro da stiro, ma forse ripartirò con un po' più di carica. Ora doccia e nanna, come reclamano le mie caviglie, che oggi hanno dato il massimo dato che, quando torno nella mia città, disdegno meticolosamente qualsivoglia mezzo di trasporto e me la giro in lungo e in largo sempre e solo a piedi. Avete un'idea di quanti giapponesi riescono a stiparsi su un vaporetto? E se rimane ancora posto, ci pensano i tedeschi, i francesi, i polacchi e perfino gli italiani. E allora, in quella calca, schiacciare una buccia come me è un attimo.
Dunque, buonanotte.
E buon domani.

postato da: bucciadimela alle ore giugno 09, 2006 22:37 | Permalink | commenti (10)
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giovedì, 08 giugno 2006

OMAGGIO ALLE MIE FIGLIE

Siete state encomiabili.
Ieri avete dato il meglio di voi, in un'occasione che in genere i ragazzi della vostra età trovano spinosa e stucchevole: un funerale. Un funerale cristiano, voi che come me non credete in queste cose, voi che come me non concepite il culto della morte ma siete appassionate della vita.
Sono arrivata trafelata al seguito di due feretri - perché le nostre due zie hanno scelto di morire a distanza di poche ore una dall'altra, e insieme le abbiamo onorate e sepolte - e voi eravate lì, puntuali e impeccabili, in cima alla scalinata dell'Abbazia, a fiancheggiare come guardie del corpo o angeli custodi (sì, meglio angeli custodi) la zia superstite, novantacinque anni e poche ossa fragili per contenere un dolore che l'età non stempera. Non l'avete lasciata un attimo: era il vostro compito e non lo avete ceduto a nessun altro. E impeccabili, sì, in adidas, jeans, camicia bianca e golfino nero, ma perché il nero è il vostro colore ricorrente, non perché crediate in queste forme di lutto esteriore. In primo banco a vegliare su quella sofferenza contenuta, su quelle spalle da uccellino raccolte intorno a un cuore fatto solo di purezza, di fede, di forza d'animo, quella dei buoni e dei semplici e dei santi. A vegliare sul suo bisogno di raccoglimento e sui suoi gesti faticati, sui piccoli passi rischiosi con i quali si è accostata alla balaustra per la comunione e poi alla bara dell'amatissima sorella per l'ultimo bacio.
Poi, al suo fianco, altri passi, molto coraggiosi, quelli inarrestabili con i quali lei ha voluto seguire a piedi la cassa verso il cimitero di campagna, due chilometri abbondanti di viale tra i campi e sotto il sole, mentre tutti gli altri - tutti, anche vostro padre - ci seguivano sì, ma in macchina. E anche lì, al camposanto, ancora e sempre accanto a lei, a tenerle la mano, a controllare che le gambe la reggessero (e l'hanno retta, come l'ha retta il cuore), a difenderla dalle chiacchiere pelose degli altri, dal loro vischioso cordoglio che non ha saputo fare per lei neanche la milionesima parte della vostra dolcezza silenziosa, della vostra rispettosa assistenza.
L'avete custodita con amore e con gelosia, creandole intorno un'isola di silenzio in cui potesse dilatare - ma nei suoi modi riservati, da umile serva del suo Signore - un dolore privato cui nessuno può avere accesso.
Grazie per questo amore. Siete belle. Siete i miei miracoli, l'unico capolavoro della mia vita, il segno migliore che lascerò di me.
Vi amo quanto non si può dire: solo una madre lo sa.
postato da: bucciadimela alle ore giugno 08, 2006 09:30 | Permalink | commenti (9)
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mercoledì, 07 giugno 2006
DUE FUNERALI
E NESSUN MATRIMONIO

Ma il bilancio è ancora provvisorio.
In questi giorni (e soprattutto notti) passati prevalentemente a vegliare in ospedale, non ho dormito quasi nulla ma ho pensato parecchio. A cose belle, quando ho potuto. Come la scrittura. Come le storie che ho dentro e che solo io posso far uscire. Quelle storie che costituiscono il mio mondo interiore e quindi la mia identità, e non è poco.
Ma la cosa più intelligente, profonda e originale che ho pensato (dovevano essere le tre e rotti di mattina, avevo la testa che galleggiava, lo stomaco vuoto e i piedi freddi) è questa: mi piace immaginare che, dopo la morte, i buddisti andranno nell'aldilà di Buddah, i musulmani nell'aldilà di Allah, gli induisti nell'aldilà di Brahama, i cattolici nell'aldilà di Dio e chi non crede in niente non andrà da nessuna parte. E così saremo tutti contenti e così sia.
 
Cambiando discorso, voi come state?
Io, tranquilli, sto risalendo la china. Ho dei programmini riabilitativi che dovrebbero aiutarmi. Del tipo:
1) discutere con l'editore la copertina del libro e soprattutto averla vinta io, che so cosa voglio (e lui brancola)
2) trovarmi un'altra colf, perché ho perso sia la mia titolare (l'impagabile rumena) che la sua sostituta
3) comprarmi una borsa per l'estate, capiente e colorata, magari con perline e fiori e cazzeruoline varie stile anni '70, i migliori della nostra vita
4) inventare un menu di compleanno per venerdì, e sarà, secondo la tradizione, un tripudio di crostacei con l'acuto finale di un semifreddo al limone
5) prenotare la parrucchiera in tempo per essere bellissima e giovanissima il giorno della laurea della mia bambina color caffè
6) procurarmi il biglietto per il concerto vivaldiano dei Solisti Veneti diretti da Scimone il 17 prossimo (interessa a qualcuno? A Piazzola sul Brenta - PD - nella Villa Contarini, antica dimora veneta di grande bellezza e splendida acustica, a 5 minuti da casa mia. Se qualcuno è in zona, mi faccia un fischio, eh)
7) scrivere storie inventate che nascano pure da quelle vere che ho vissuto in questi giorni, ma che le esorcizzino; insomma, scrivere per purificare
8) recuperare alcuni chili di peso persi per strada (chi ne ha d'avanzo si faccia pure sotto, io sto a 42 e sarebbero pochini)
9) dormire dormire dormire
 
A proposito, buonanotte.
Ma prima, GRAZIE a tutti: ho avuto prove di interessamento e di preoccupazione da molti di voi sia qui che in privato. La rete che ci permette di comunicare non è intessuta solo di chiacchiere ma di inesplicabili affetti che riescono a varcare la soglia della virtualità. Grazie per esserci stati e per esserci: è bello tornare a casa.
 
la vostra Chiara
ps: on air, J.S.Bach: Contrapunctus
postato da: bucciadimela alle ore giugno 07, 2006 22:06 | Permalink | commenti (2)
categoria:pensieri al setaccio