domenica, 28 maggio 2006
Imagine che ti Imagine...
... ho trovato il posto dove vorrei vivere. Guardate com'è  bello:
E' proprio quello che fa per me: una veranda sulla spiaggia, abitata da gatti e col mare a due passi. Di esseri umani, neanche l'ombra. Se quel soriano mi fa spazio sul tavolino e quell'altro nero sulla panca, mi ci metto anche io in un angolo, con dei fogli per scrivere, dei libri da leggere, magari anche una radio o qualcosa che emetta musica, ma c'è già il mare e forse sarebbe superflua.
Al momento però non posso muovermi da qua, a causa di alcuni problemini.
Un problemino ha 95 anni, un altro 90, un altro 88, altri due ne hanno 86.
Cancro, depressione e deterioramento mentale sono variamente distribuiti fra tutti, in forme e entità diverse ma tutte tali da richiedere assistenza quotidiana.  E pare proprio che si siano scatenati tutti contemporaneamente: niente partenze scaglionate, insomma.
Inutile dire che ho preso a odiare cordialmente il telefono, soprattutto se squilla in piena notte.
I soli spostamenti che posso permettermi sono verso la casa di riposo, l'ospedale e l'hospice, con rare e fulminee scorrerie al supermercato per generi di prima necessità.
Nel frattempo, sono fioriti e profumano alla grande il caprifoglio, il gelsomino, le rose.
Nel frattempo, i miei gatti dormono tutto il giorno sparsi qua e là sul prato, e la notte rincorrono le lucciole.
Nel frattempo, conto alla rovescia per una laurea e per la pubblicazione del mio libro.
Nel frattempo, l'amore di un Uomo Speciale.
Non sono brava in matematica, ma credo che la somma algebrica dia ancora un risultato col segno più.
Quello che ha sicuramente il segno meno è il tempo, ma stasera ne ho trovato un avanzo per passare di qua, constatare che c'è, nel mondo dei blog, chi è capace di tanta amicizia da venire a lasciarmi un segno anche se da giorni non mi faccio viva.
A tutti, grazie.
Vi abbraccerei, se potessi.
Anzi, vi abbraccio lo stesso.
postato da: bucciadimela alle ore maggio 28, 2006 21:12 | Permalink | commenti (8)
categoria:buchi sul cuore
lunedì, 22 maggio 2006

Sono giorni balordi, di difficili equilibri. Vediamo se un po' di musica aiuta. Tipo questa: Imagine, di John Lennon. Per molti, la canzone più significativa del '900. Io dico solo che a me spezza il cuore.

Imagine there's no heaven
It's easy if you try
No hell below us
Above us only sky
Imagine all the people
Living for today

Imagine there's no countries
It isn't hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace 

You may say I'm a dreamer
But I'm not the only one
I hope someday you'll join us
And the world will be as one 

Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world

You may say I'm a dreamer
But I'm not the only one
I hope someday you'll join us
And the world will live as one

postato da: bucciadimela alle ore maggio 22, 2006 22:51 | Permalink | commenti (13)
categoria:buchi sul cuore
venerdì, 19 maggio 2006

DI MATTINA PRESTO

Mi alzo presto, prima delle sei. Scendo pianissimo, per non svegliare nessuno, per lasciarli dormire più a lungo possibile e poter tenere solo per me la libertà di questa ora silenziosa e feconda, l'unica che mi appartiene veramente.
Accendo nell'ordine la macchina del caffè e il computer; riempio le ciotole dei gatti che mi aspettano mattinieri sullo zerbino; esco da loro, li conto (sì, anche oggi ci sono tutti), li saluto, mi salutano, gli do la pappa, la mangiano, stiamo tutti bene. Faccio due passi in giardino, sull'erba umida. C'è da controllare la crescita delle rose, che quest'anno mi danno qualche pensiero. C'è da vedere a che punto è la fioritura dei gelsomini, del caprifoglio, della spirea, del filadelfo, dei gerani, delle piante grasse. C'è da contare i danni, sulle mie piantine officinali, delle lumache notturne, e c'è anche da scansarle mentre, all'arrivo del sole, migrano lentissime attraverso il prato per tornare nella penombra umida della siepe.
Entro domenica devo correggere oltre duecento pagine di bozze, che l'editore rivuole indietro al più presto. Dopo quasi un anno di rinvii, siamo alle soglie della pubblicazione: il primo dei miei romanzi.
Mi siedo qui, all'aperto, con i fogli e una biro rossa; leggo parola per parola, virgola per virgola. Emozione. Ansia. E' un'esperienza surreale, un sogno di tanti anni fa che adesso, davvero, si sta realizzando.
E devo sfruttare questi pochi quarti d'ora del mattino presto, l'ora migliore, prima che vengano a invadermi la mente i pensieri del quotidiano e mi portino via, tanti e oppressivi come sono in questo periodo.
Tra poco sentirò aprirsi la prima imposta di sopra, e sarà la fine della mia ora d'aria. Ho ancora pochi minuti per restare in compagnia dei miei personaggi e di me stessa, che ho messo qualcosa di me in ciascuno di loro. Ma so che mi aspetteranno. Senza di me - e io senza di loro - sono persi.

Buona giornata a tutti.

postato da: bucciadimela alle ore maggio 19, 2006 07:14 | Permalink | commenti (9)
categoria:pensieri al setaccio
mercoledì, 17 maggio 2006

AGGIORNAMENTO

Mi pare che stamattina siamo daccapo. Il Signor Splinder suggerisce a tutti quelli come me afflitti da questo maleficio di editare l'ultimo post o inserirne uno nuovo.
Però signori miei CHE PALLE.

postato da: bucciadimela alle ore maggio 17, 2006 07:23 | Permalink | commenti (9)
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martedì, 16 maggio 2006

NON E' COLPA MIA

Lo so lo so, da stamattina c'è un maleficio che impedisce i commenti, ma vedo da "soluzioni" che riguarda molti altri blog, non solo il mio. Suggeriscono di postare qualcosa di nuovo per forzare questo blocco, cosa che appunto faccio adesso anche se non ho niente di speciale da raccontare. Anzi sì. I telegiornali non ne hanno parlato perché sono stata io a chiedere il silenzio stampa, ma a voi lo posso dire: oggi ho cambiato la montatura dei miei occhiali.
Vi pare poco?

postato da: bucciadimela alle ore maggio 16, 2006 16:27 | Permalink | commenti (7)
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lunedì, 15 maggio 2006

LA CASA DEI MIEI SOGNI

La casa dei miei sogni dovrebbe essere fuori città, perché non amo la promiscuità, il rumore, il traffico, ma il verde della campagna e la quiete dei paesi.
Dovrebbe essere vecchiotta, perché amo ingegnarmi a modificare, trasformare, abbellire, e la adatterei ai miei gusti e alle mie esigenze con il piacere della creazione.
Dovrebbe essere grande, perché amo lo spazio e me ne serve tanto per sistemare le mie cose: i mobili ottocento, gli oggetti semplicemente belli e i molti anche utili, tutti i miei libri senza i quali una casa è vuota.
Dovrebbe essere luminosa, perché dalle mie finestre amo vedere il cielo e gli alberi e non il grigiore di un condominio incombente.
Dovrebbe essere comoda, perché non è detto che la bellezza non possa essere anche funzionale, e non mi tirerei indietro se fosse necessario spostare porte o muri per ottenere il massimo della praticità.
Dovrebbe essere fresca in estate, perché si possa dormirci bene la notte e senza soffocare, ma calda e protettiva d'inverno quando fuori si gela e si rincasa volentieri la sera.
Dovrebbe essere circondata da un giardino, né troppo piccolo né troppo grande, il giusto per contenere un po' di prato verde, degli alberi ombrosi, degli arbusti da fiore, un pergolato di glicine, un angolo per le mie piantine officinali, un altro per le mie rose, un altro ancora per tutto quello che mi gira per la testa.
Dovrebbe, insomma, assomigliare a me, e starmi addosso come un vestito fatto su misura, che non smetteresti mai perché ti ci senti a posto in ogni momento.
 
La casa dove abito è esattamente così.
Allora, perché ho tanta voglia di andarmene?
postato da: bucciadimela alle ore maggio 15, 2006 18:54 | Permalink | commenti (5)
categoria:pensieri in trincea
sabato, 13 maggio 2006

LO SPAZIO DI UN MATTINO

Fioriscono nottetempo e durano pochissime ore. A mezzogiorno saranno già appassiti, ma lo scatto mattiniero li fissa qui per sempre.

on air: A. Vivaldi, Concerto in mi bemolle maggiore RV 251 - Allegro ma poco - violino: Giuliano Carmignola

postato da: bucciadimela alle ore maggio 13, 2006 07:01 | Permalink | commenti (6)
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martedì, 09 maggio 2006

E MANDARLI TUTTI A LAURA'?

Io li chiuderei a chiave in quella dannatissima aula dove bivaccano a nostre spese, sequestrando preventivamente tutto ciò che può portare motivo di distrazione, tipo cellulari, sigarette, walkman, giornali, giornalini, giornaletti, nonché giornalisti e telecamere davanti ai quali esibire come veline la loro scandalosa vanità, e li terrei lì dentro a discutere, contrattare e scannarsi a porte chiuse finché non si decidono a votare sul serio. Non li lascerei morire di fame, no, ma organizzerei il più spartano dei catering, affidandolo alle Cucine Popolari: un piatto di minestra non si nega a nessuno, soprattutto se passato attraverso lo spioncino.
Se ci riescono i cardinali ottantenni in conclave, possono farcela anche i nostri (si fa per dire) politici (si fa per dire anche questo).

postato da: bucciadimela alle ore maggio 09, 2006 19:19 | Permalink | commenti (16)
categoria:non sparate sul pianista
venerdì, 05 maggio 2006
Qualche giorno fa ho diviso con voi la soddisfazione per aver finito il mio ultimo romanzo, e i vostri messaggi sono stati così affettuosi e incoraggianti che trovo giusto offrirvi, adesso, un (p)assaggio di questa storia, la storia di Cosimo e del suo Dinosauro.
In questi stessi giorni, fatalità o coincidenza o passaparola telepatico, con alcuni di voi si è parlato anche di fotografie e del loro potere evocativo.
Per questo ho scelto, dal romanzo, un brano che le riguarda: il sessantenne Cosimo, ospite di una vecchia parente nel paese natale della nonna amatissima, sfoglia l'album di famiglia alla ricerca di tracce del passato, e qui sotto ne trovate descritte alcune.

Cosimo e il Dinosauro - frammento

Le foto, come temevo, non mi dicono granché, e dall'espressione un po' convenzionale con cui la cugina Arduina me le porge intuisco che ne è consapevole anche lei. Sfoglio svogliatamente un album che racconta di gite a un lago o a un santuario, battesimi e matrimoni, perfino l'inaugurazione di una Fiat 1100 - dietro la quale riconosco il portone del vecchio cortile aperto sull'acciottolato dove transita una gallina - ma gli attori non appartengono alla galleria di ritratti che cercavo. Le più recenti e a colori, le scarto subito, per risalire indietro al bianco e nero sbiadito che porta date più significanti; ma anche qua, visi e casi fissati dall'obbiettivo mi risultano estranei, sebbene alcuni nomi che talvolta sono segnati accanto mi suonino lontanamente familiari. E' evidente che sto passando in rassegna ricordi altrui, di un ramo familiare diverso da quello da cui discendo direttamente. L'Arduina, finendo di asciugarsi la mani con un canovaccio, mi fornisce spiegazioni, ma non abbastanza esaurienti per me e per il mio scopo; mi indica per esempio suo marito ritratto ai tempi del fidanzamento, oppure un gruppo di famiglia che allinea sotto una pergola sua madre, suo padre e altri congiunti in abiti domenicali e col sole in faccia, ma nessuno di loro sembra in grado di stabilire una comunicazione con me. Lei stessa, bambina il giorno della Comunione, radiosa come si conviene per il vestito sfarzoso e lo sfondo di lussuosa cartapesta del fotografo, ma proprio per questo artefatta, mi sembra la caricatura di una recita scolastica in costume. Non coincide con l'Arduina viva e vegeta di sessant'anni più tardi che ho davanti adesso, e che mi convince assai di più.
"Questa qua, fammi vedere: è lo zio Erminio quando è tornato dall'Argentina - non riesco a collocarlo nella mia memoria, quest'uomo alto, magro, molto segnato ma ridente sotto un cappello che gli sta largo, la giacca sformata ai gomiti, alcuni nipotini dall'aspetto monello e scalcagnato che gli si stringono intorno per fare smorfie al fotografo. Comprendo solo quanto devono aver atteso questo ritorno e le storie fiabesche che lo accompagnavano: è evidente dalla loro eccitazione.
"E questa è mia mamma giovane che sta entrando nel pollaio per dare il becchime - infagottata, fazzolettone in testa, calzerotti e zoccoli ai piedi circondati di pulcini, un secchio appeso in mano, cerca di evitare lo scatto inopportuno; uno scherzo, starà pensando, ma ride e se la gode, forse è arrossita, forse no.
"Mio papà, te l'ho detto che è stato sindaco. Qua lo vedi che presiede un consiglio comunale - la voce narrante si è fatta più riverente davanti all'immagine imprecisa e presa da lontano di un'aula ornata solo da un crocefisso e un gonfalone, dove alcuni uomini attorno a una cattedra che pare di scuola svolgono una seduta municipale (e uno di essi, ma non capisco quale, è suo padre) in cui si discute certamente di confini, date di fiere, prezzi di granaglie.
In un'altra c'è di nuovo lei, l'Arduina, stavolta adulta e ben assestata con permanente stretta e catenina col cristo al collo: sta di fianco a un seggiolone sul quale è accomodata una vecchia di età visibilmente considerevole, occhietti quasi puntiformi in un dedalo di grinze, scialle di una certa finezza dall'aria di essere un dono appena ricevuto. Dall'altro lato, una donna di età intermedia fra le due e nei tratti simile a entrambe, così come nella piccola ricercatezza del vestire che sottolinea l'atmosfera di festa. E' appunto il novantesimo o giù di lì compleanno della nonna, la ultralongeva nonna Romilda, che ricorre nella foto, e tre generazioni di donne vi vengono celebrate all'unisono, omaggio alla fertilità e alla continuità del sangue.
Di tutto l'album, in un'unica fotografia, tra le più antiche e particolarmente scolorite, conservate a parte in una tasca della sovracoperta, compare mia nonna, anzi compaiono le due nonne, le due sorelle Giraudi Gemma e Romilda: le ha colte il fotografo del paese che si deve essere piazzato in mezzo alla strada, sui ciottoli fra le carrarecce dove passava in due file una processione - primaverile, si direbbe dall'aspetto di certi mazzi di fiori che alcune donne stringono al petto. E sono infatti quasi tutte donne quelle che vedo e intravedo in questa stampa ingrigita e che immagino accodarsi dietro un Cristo, un baldacchino, una statua di madonna. Sembrano essersi disposte secondo una regia che prevede l'osservanza di un ordine in base all'età, poiché quelle più avanti hanno facce di ragazze e il loro velo è bianco, mentre in secondo piano avanzano altre figure dai toni più scuri e dalle sottane più lunghe; forse, o almeno è logico presumerlo, lo scatto è intervenuto quando era già transitata l'avanguardia delle bimbe e delle fanciulle, che mi piace evocare in panni bianchi e gioiosi, e qualcuna, le più piccole e bionde, con ali posticce da angelo. Gemma e Romilda, forse ventenni, appaiate nella colonna delle pie, reggono come un'offerta un cero ciascuna; la mia - la mia nonna, la mia Gemma - mi appare subito inconfondibile per l'altezza degli zigomi, la triangolarità del viso, il sorriso modesto e soprattutto quel suo sguardo schivo, che davanti alla frivolezza di una fotografia rubata si fa quasi sgomento. So che, delle due sorelle, è lei prima che me lo annunci l'Arduina, la quale forse non ha ben compreso a fondo che a me è bastata, per averne la certezza, la spiritualità sottile che emana, su tutti, il suo magro viso devoto, indistinto sull'orlo della nebbiosità che col tempo divora l'immagine.

 

"Ma tu Cosimo come te la ricordi, la nonna tua?"
Cosa vuoi che ti dica, Arduina. Buona, me la ricordo.
Buona.
Era buona.

on air:
Johannes Brahms:  Ballate, op. 10, Andante - al pianoforte Arturo Benedetti Michelangeli 

postato da: bucciadimela alle ore maggio 05, 2006 22:09 | Permalink | commenti (1)
categoria:cosimo e il dinosauro
venerdì, 05 maggio 2006

Ehi, non sono sparita: sono qui nei paraggi, impegnata in troppe cose contemporaneamente, fra le quali l'unica simpatica è una traduzione di francese, ma appena mi libero torno, e ho intenzione di postare un frammento del romanzo.
A stasera, spero. Ciao a tutti!

postato da: bucciadimela alle ore maggio 05, 2006 16:27 | Permalink | commenti (1)
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